| SCENARIO CREATIVO
Pesce in faccia alle censure di Flash art Rubrica di Pablo Echaurren:
RICEVO DA KETTY3000@LIBERO.IT e pubblico la seguente missiva accusativa, come una qualunque Donna Letizia, una Penna intinta nella Mestizia, una Velina della Dovizia, una Novizia della Notizia, indirizzata a «Flash Art», magazine lider nel mondo lader dell’arte. «Direttore Politi, con rammarico ho constatato che la mia richiesta di delucidazioni sul perché Mario Pesce a Fore fosse stato omesso dalla Top 100 della sua rivista è stata assolutamente ignorata, mi aspettavo da parte sua un poco più d'educazione, magari anche una risposta polemica, acida, critica, le critiche, per quanto feroci, sono sempre costruttive e migliorano.., invece, non solo ha fatto finta di niente cestinando la mia lettera, ma mi ha poi risposto in maniera trasversale dalle pagine della sua rubrica lettere al direttore: ‘Non abbiamo depennato nessuno, salvo uno o due buontemponi con pseudonimi carnascialeschi’. Francamente non mi aspettavo da parte sua una tale mancanza di stile, dal punto di vista dell'immagine degrada la sua creatura, ne perde di credibilità... poi, cosa starebbe a significare? Abbiamo depennato solo chi lo meritava? E in conformità a quale principio? Non si parlava di dittatura dello spettatore? Lo spettatore sarà libero di votare quello che preferisce? Tra l'altro, come può definire carnascialesco il mio lavoro? È un lavoro fatto di gran sacrificio e passa anche per quello pseudonimo. Gradirei da parte sua quantomeno un poco di rispetto in più per chi non è sintonizzato sulla sua stessa frequenza d'onda. La saluto con la nuova preghiera che lei riesca a giustificarmi validamente l'episodio, piuttosto che riconfermarlo con arroganza di traverso, ripeto, sono proprio curioso di sapere uno pseudonimo carnevalesco che attentato potesse costituire alla sua preziosissima Top 100.Napoli, Luglio 2003. Con stima Domenico Di Caterino».Di Caterino, presidente dell’Associazione Culturale M.P.A.F. [Mario Pesce a Fore, l'associazione nata nel 1997 con lo scopo prioritario di cercare una via di comunicazione altra possibile e egocompatibile, al di fuori delle logiche convenzionali del sistema dell'arte, una sorta di antiambiente, di antisalotto, di complotto contro le logiche di mercato], allude a brogli, a inghippi, a scogli della vita contro cui la barca dell’amore s’infrange [Majakovskij]. Sostiene che la M.P.A.F. è stata deliberatamente cassata dalla Top 100 essendo a conoscenza del fatto che in molti, tra Napoli e la Sardegna, le hanno dato la volata, l’hanno indicata come meritevole di menzione, insomma l’hanno regolarmente votata. Ma di tale votazione non c’è traccia nella lista stilata e pubblicata da Flash Art.Di Caterino, dunque, chiede spiegazioni, pretende delucidazioni, esige chiarificazioni sull’episodio, paventando un voto negato, una democrazia fallata, una top pilotata e si domanda «quale fastidio potesse darle il mio eteronomo collettivo, visto che quella classifica è un assoluto calderone dove c'è di tutto e di più».Lo so bene che c’è di tutto e di più, ci sono perfino io, io Pablo.Peggio di così...
“La performance affronta in modo esplicito il tema della contraddizione tra arte e realtà. L'atto di mimare la violenza delle immagini che giornalmente compaiono sulle pagine dei giornali o occupano lo schermo televisivo non è certo guidato dalla volontà di rappresentare la realtà ma piuttosto rende paradossalmente ancora più eclatante "l'asocialità" del gesto artistico. La banda d'artisti, occupa lo spazio esterno della Casina, poi irrompe tra il pubblico per compiere una rapina. L'azione corale di forte impatto emotivo diventa metafora del conflitto tra l'atto creativo e la realtà mai sanabile in modo assoluto, capace tuttavia di interrogare ogni volta il senso nel suo divenire” MariaRosa Sossai, da "Melting pot" di Maggio 1998.
"Domenico Di Caterino, con il suo "Nevrotico mediterraneo" è in rapporto viscerale con la materia tufacea tipica della Campania felix. Recupera quel senso d'arcaico alla propria fantasia per realizzare un pensiero personale; il plasmare un'essenza plastica, che cede facilmente al volere dell'artista, permette di ripercorrere la storia umana alla ricerca d'antiche nuove emozioni. I personaggi, sospesi tra l'umana condizione e l'austero aspetto, fanno affiorare intense visioni di una sobrietà strutturale a placare strane sensazioni immerse nel silenzio, dalle quali i caratteri distintivi della civiltà mediterranea si evolvono in spazi scanditi dai ritmi consueti del linguaggio in intense correlazioni compositive dal segno semplice, ma affollato di nevrotiche intrusioni contemporanee” Carlo Roberto Sciascia (Dal catalogo di “Un buco nell’arte”, 2000.).
“UN OCEANO PER DELIRARE”- Mario Pesce è il nome di un sessantenne che vive a Margellina e sguazza nel mare. Ma è anche il nome di un collettivo napoletano che s’interroga su cosa significhi fare arte e spara a zero sugli aspiranti al “posto al sole”. “Tu artista all’estrogeno ingrassato all’ombra della nomenclatura cattofascista. Rintanato nel fondo dell’aula accademica, a perforare l’ano del discepolo, con la promessa di una mostra. Tu sepolcro di noia, pozzanghera d’Aids e di denaro riciclato. Io terrorista visivo trarrò le costole dal tuo petto e con il colore del tuo sangue farò la mia opera”. Così ci s’incazza! Così si agita la ramazza per fare piazza pulita dei tanti aspiranti a ritagliarsi un posticino al sole, a istallare per strada la propria montagna di sale (do you remember Mimmo Paladino?), a ottenere una sala personale alla prossima Biennale, Triennale o Quadriennale che dir si voglia. Questi di Mario Pesce a Fore sono dei duri, dei puri, non te la mandano a dire ma vanno giù decisi come siluri. “L’arte è una faccenda scomoda, è scomoda per l’artista napoletano che s’interroga su cosa significhi fare arte e spara a zero sugli aspiranti al “posto al sole”. “L’arte è una faccenda scomoda, è scomoda per l’artista stesso. Il massimo desiderio di alcuni artisti nostrani è quello di vivere senza fastidi, il migliore consiglio per loro è quello di tenere l’arte lontano dal proprio quotidiano.” Mario Pesce a Fore è un collettivo lavorativo, è un’unità creativa nata per interrogarsi (e rispondersi?) sulla funzione del fare arte in questo lurido sistema sociale, burocrate ed individualista, basato sul cercare a tutti i costi di diventare il primo della lista, di essere insomma colui che si distingue nelle quotazioni d’asta, che ha le mani in pasta, che si mostra devoto di Sotheby e del corpus Christie’s. In un tal stato di cose penose e pelose, Mario Pesce a Fore afferma che è idiota, demente, delinquente, sostenere che l’arte debba rimanere apolitica, vivacchiare in una sua cornice dorata che le conferisce quell’aura mitica, quel certo non so che, specie dopo di ciò che è successo a Genova. “L’arte è la vita, non può rimanere a guardare tacita ed indifferente quello che Berlusconi chiama un piccolo inconveniente (Carlo Giuliani), senza urlare la propria rabbia, lo sdegno, lo schifo.” E’ partendo da queste premesse tutt’altro che lesse che Mario Pesce a Fore urla, strepita, scalpita, dipinge, gira video (Do you play with me?), collaggia, oltraggia, vilipende, sorprende, non demorde, si confonde nei cortei, lancia anatemi, apre cantieri. Mario Pesce a Fore è un gioco di parole, potrebbe volere dire: nome Mario, cognome Pesce, residente a Fore, terra di giustizia e libertà artistica. Oppure sta per: Mario Pesce è fuori di testa, ma anche Mario col pesce di fora in perenne stato d’erezione da creazione. Un uccellino mi dice che, in effetti, un Mario Pesce’a fore esiste veramente, si tratta di un tale, più che sessantenne, che ogni giorno, dimesso il camice d’infermiere prima di tornare a casa dalla mogliera, si fa un lungo bagno nudo a Mergellina, quattro chilometri a nuoto. Non facciamogli del male, non neghiamogli l’accesso al mare, non togliamoli l’acqua ai vario Mario Pesce, lasciamoli sguazzare liberamente, inguacchiare, decorare, spalmare il reale con il loro delirare. Delirare, letteralmente, significa: uscire dal solco e noi nel solco, nel talco, nella bambagia barbogia non ci vogliamo stare ad ammuffire. (Pablo Echaurren, da Carta n.5, 2003).
“Tra i partecipanti alla mostra si è distinto per la sua innovata unicità, il gruppo d'artisti "M.P.A.F."…un solo denominatore li accomuna: la voglia di riscattare l'immagine dell'artista contemporaneo, ormai nero emarginato sociale. Il mercato dell'arte, prostrato dal consumismo più spietato, è messo in discussione da quest'autonomo gruppo di ragazzi senza fili di padrone che, con numerose iniziative indipendenti, cerca di restituire una più elevata ed adeguata identità sociale alla figura dell'artista …” Barbara Pelosi, "LA VERITA' DI Napoli”, del 5 –6-00.
“Definiti con intensa carica espressiva, i nevrotici autoritratti di Domenico Di Caterino, nella loro apparente ingenuità, occultano un urlosoffocato di dolore, riflesso di profondi disagi esistenziali. La protestadel portavoce del movimento estetico Mario Pesce a Fore incarnaprimitivismo, sintesi ed accensioni cromatiche proprie del movimento della Brùcke, atti ad esorcizzare travagli interiori, e che ben s’accompagnano all’indagine sulla funzione sociale dell’artista d’oggi al quale l’artista cerca di restituire un’adeguata identità.” Roberta Vanali (2003).
“Dalla pittura di Domenico Di Caterino emerge la memoria del tempo, con isuoi profondi valori antropologici, bruschi ed instancabili. Pone lospettatore dinanzi immagini inquiete dai movimenti snervati dall'organica e magmatica materia segnica, la quale si spezza e aggrega; scopre ericopre rasentando un vivo moto di repulsione fisica e morale. Il profondo disagio umano, il dolore della perdizione, la coscienza di un destinosfocato e sofferente attanagliato dal profondo mistero dell'esistenza,questo traspare nella sua opera. I personaggi (una sorta di proliferarsid'angoscioso autoritratto), sembrano quasi tutti guardarsi allo specchio,soffrendo di una scomposta, malata e delirante metamorfosi; avvelenati,intorpiditi; annegati nel fango di un decomposto spazio-non spazio doveanche il sollievo del grido soffoca”. Gennaro Cilento (da Flash Art, Agosto-Settembre 2004).
da Exib Art del 4 Novembre 2002 L'Associazione Culturale Mario Pesce a Fore è entusiasta dell'iniziativa, da sempre contro il sistema dell'arte e gli AGM (Artisti Geneticamente Modificati) del mercato artistico globale, mercato che in realtà è un elitario pseudo artigianato d'avanguardia decaduta. Troviamo assolutamente giusto che oggi l'artista s'interroghi sul senso sociale del fare arte per non prostrarsi ad un mercato globale dell'arte che lo relega a zerbino concettuale schiavo delle mode e delle tendenze decretate da quelle non più di duecento persone che decidono cosa sia arte oggi e cosa no. Siamo per una arte biologica, non più schiava di giochi politici di curatori avidi di potere culturale che selezionano artisti aderenti alle loro idee concettuali che poi consegnano in clichè alla Storia dell'Arte, creando così gravi omissioni e falsi storici, per esempio A.B.O. che propone come Transavanguardisti per il mercato elitario globale solo i suoi cinque pupilli quando negli anni Ottanta dipingevano come loro in Italia migliaia di persone, o come Bonami che ex pittore da curatore per la prossima Biennale di Venezia decreta la neo morte della pittura. Siamo per una ridistribuzione equa del valore dell'arte contemporanea, perchè tutti abbiano la dignità sociale dell'essere pittore, scultore ecc., releghiamo Paladino e c. ad artigiani, perchè è quello che sono, onesti pittori come tant'altri, proclamiamo l'indipendenza dell'arte dal mercato globale e per questo cantiamo l'arte di retroguardia, quella dei pittori senza prezzo che non si sottomettono alle leggi del curatore d'arte e rifiutano i festivalbar dell'arte, siamo tutti pittori, tutti scultori, tutti decoratori, tutti performer, ridisegniamo le valutazioni di mercato. Aderiamo a tutti i punti del Domani-festo perchè li condividiamo tutti, purtroppo non potremmo essere a Firenze (per il Social Forum ndr) perché al momento per motivi di lavoro, visto che d'arte non si può vivere senza passare per gallerie o riviste-logo, siamo disseminati nel continente, ci rendiamo però disponibili per qualsiasi tipo d'iniziativa futura. Una idea comunque ve la proponiamo, perchè non presentarsi tutti in passamontagna armati solo delle proprie opere simulando una vera e propria marcia di zapatismo estetico per salvaguardare gli ideali alti del fare artistico? ASSOCIAZIONE CULTURALE MARIO PESCE A FORE - NAPOLI
La centralità dell’arte e l’interesse fondante per il progetto inteso come possibilità accomunano, si licet parva componere cum magnis, l’esperienza intellettuale di Heidegger e quella pluridimensionale, se non metadimensionale di “Pesce a Fore”. Quest’ultimo è un progetto oltrepassante la medesima categoria heideggeriana, da intendersi come mera deiezione. Ciò accade perché si attua il rovesciamento del decadimento ontico del Da-sein a nihil, proprio per il tramite dell’esperienza artistica, che già in Heidegger era un centro per l’aletheia dell’essere. Il superamento del nichilismo progettuale da parte dell’Io, in conflitto con una realtà altra e apparentemente onnipotente, si attua nella sfera sociale dell’oltrepassamento della riduzione delle oggettivazioni umane a mera res. E come nel Lavoro di Dioniso di Negri e Hardt, la liberazione avviene andando oltre, o forse obliterando, la koinè tra potere economico-politico ed autoritarismo dell’industria culturale, che decreta, pre-giudicando, cos’è arte e cosa non lo è in base alla sfera quantitativa della produzione editoriale degli esperti di turno. La pregnanza semantica del messaggio di “Pesce a Fora”, affiora già nella scelta del logo artistico e si presenta nelle vesti di una duplicità interpretativa, lasciata alla sfera dell’aisthesis dello spettatore, talvolta-dentr’egli- stesso-l’opera-d’arte. Da un lato Fora può essere una località immaginifica, un costrutto intellettuale proiettato fisicamente verso una realtà altra, configuratesi sotto la categoria adorniana della promessa di felicità. Infatti, “Pesce a Fore” è la ricerca di un altrove sociale liberato, inattuabile nella sua interezza nel presente storico, ma contemporaneamente da considerare sia come un messaggio nella bottiglia, sia come una denuncia contro l’inadeguatezza del nostro quotidiano co-esistere. È un progetto serio un’utopia che si contrappone al significato comune del vocabolo, i.e. vano inutile irrealizzabile, per rilanciare quello proprio della secolare tradizione della letteratura utopica, che si estrinseca nella sua duplice accezione semantica di u-topos e eu-topos. La ricerca dello straniamento, attuata attraverso l’accostamento della lucidità del dialogo razionale al disorientamento visivo dell’indecifrabilità dell’immagine, lungi dall’essere una prosecuzione di quello indotto dalla benettoniana fagocitazione del messaggio critico all’interno del messaggio commerciale, rivela una parentela con l’effetto surreale magrittiano e con la concezione dell’arte negativa adorniana. Con Magritte si condivide l’anelito verso una ragione altra che si contrappone alla ragione iniqua che genera guerre, con Adorno il ruolo dell’arte che rifiutandosi al piacere estetico, ha il ruolo di svelare le contraddizioni di una realtà falsamente conciliata all’insegna della ratio strumentale. Con Pesce a Fore il prodotto artistico coniuga teoria e prassi, pensiero e azione e le azioni artistiche colgono nel segno come una profezia che si auto-avvera. In tal senso, l’opinione pubblica ufficiale reagisce attraverso la stampa confermando antiteticamente la weltanshaung di Pesce a Fora, per cui la sua violenta negazione si ribalta in una limpida consacrazione autodenigrante per chi, per il tramite dell’esperienza dell’arte pensata, scorge una possibilità al di la delle fauci del mondo amministrato. Achille Bonito Oliva (da "Art Rades", 2004)
PIAZZA BELLINI: QUADRI EROTICI TRA GLI SCAVI- Una domenica di Novembre in Piazza Bellini: turisti (pochi), fumatori (molti) e opere d'arte (una). Molto probabilmente abusiva, di sicuro discutibile. Il misterioso quadro apparso ieri tra le mura greche dell'ex salotto culturale mostra infatti un uomo nudo intento a masturbarsi. (Da City Naples del 7-11-2006)
I tratti nevrotici di Domenico Di Caterino, definiti con intensa carica espressiva nella loro apparente ingenuità, occultano un urlo soffocato di dolore che è riflesso di profondi disagi esistenziali. La protesta incarna una sorta di primitivismo, sintesi ed accensioni cromatiche atte ad esorcizzare i travagli interiori che ben s'accompagnano all'indagine sulla funzione sociale dell'artista d'oggi, al quale Domenico cerca di restituire un'adeguata identità. Per sfuggire quindi dalle maglie del sistema, Domenico intraprende il suo folle progetto artistico: autoinflazionarsi regalando le sue opere a chiunque ne faccia richiesta. Il gesto di donare le sue opere mira alla svalutazione economica del suo lavoro per sviluppare autonomamente la propria ricerca artistica con libertà creativa e dignità. Per volere dell'artista quindi, le opere esposte verranno donate a chiunque le richieda al termine della mostra. Domenico Di Caterino è dal 1997 il portavoce della posse d'artisti Mario Pesce a Fore, nata per contestare il nuovo ordine globale dell'arte dell'impero transnazionale e neoliberista. Attualmente sembra che si nasconda in Sardegna dove è in perenne guerriglia di comunicazione artistica contro il sistema. L'arte contro il sistema- Domenico Di Caterino. Festa di Liberazione-Torre Boldone (BG), 2006.
Il sonno della Regione genera mostri, da Carta n.13, 2005. rubrica di Pablo Echaurren www. pabloechaurren.com Seguendo quel filo rosso ispirato alla impar condicio che con-duce ai folk show, ai vari Porta a Porta, Porta a Sòreta, Punto e a Kapò, alle Tribune Tele Elettorali in cui i partecipanti si gonfiano i pettorali coi loro slogan che slogan la mandibola dagli sbadigli, seguendo questo preciso percorso ho deciso di dare la parola [anche se sfortunatamente fuori tempo massimo a causa di un disguido] ai candidati più indicati secondo me. Unilateralmente, senza lasciare spazio agli altri contendenti che spero si spezzino i denti nel cercare di addentare la scheda fuggitiva. E che, nel caso la recuperassero per il rotto della cuffia, gli vada almeno per traverso.Io, che pure non vo a votare da saecula saeculorum, inviterei a barrare nel Lazzio per Marrazzo [se vince lui, automaticamente passa anche la nostra Anna Pizzo] e per la Campania il rappresentante del Mario-Pesce-a-Fore Project che da semper combatte contro lo strapotere dei Benito Ulivo che a Napoli fanno il bello e il kattivo tempo nel kampo dell’arte. Che gli prendesse un krampo. Il sonno della Regione genera mostre. Questo è un dato assodato un po’ dappertutto dove il fatto grave non è tanto che si siano costruite delle cattedrali nel deserto quanto piuttosto che sia stato portato il deserto nelle cattedrali. Qui a Roma, per esempio, passato il giorno dell’inaugurazione che si porta appresso tutto il solito codazzo di collasboratori, di addetti ai favori, di scodinzolatori professionali, se ti rechi al Maxxi e/o al Macro – le due mega strutture per l’arte contemporanea – non ci trovi mai un cazzo di nessuno. Solo luoghi morti. Orti conclusi per non viventi. Il paradiso dei Danilo Eccher, dei Giacinto Di Pietrantonio, dei Valerio Dehò, dei Luciano Caramel, dei Marco Tonelli, dei Come-si-chiama Verzotti. Dei pisciasotto che riproducono all’infinito lo stesso schema espositivo. Il Pesce a Fore è un collettivo creativo [ne abbiamo ampliamente parlato in passato] che sogna di cambiare l'attuale sistema dell'arte diktatoriale. Un sistema di spARTIzione che risulta fortemente kastrante e frustrante per chi non riesce a adattarsi alla merda imperante o per chi intende farsi adottare e imboccare. Per snobismo, per orgoglio, per non volere leccare. Non importa per quale ragione. Le strategie di resistenza sono molteplici. Tra queste, Mario-Pesce-a-Fore ne ha indicata al momento una. Prioritaria. Votare Antonio Milanese, artista in lista, altrimenti noto come Comandante Polvere. Polvere eravamo e Polvere torneremo.Tremila voti per far giungere l’urlo - non quello di Munch, che appena mette fuori la testa se lo fregano - degli artisti napulitani, l’urlo dei graffitari, degli smadonnari, dei che si sono rotti dei pataccari internazionali nominati dall’amministrazione pubblica per infiocchettare le piazze con opere provenienti dai soliti circuiti dell’Auction painting, con opere globalizzate da un mercato gonfiato, monoteistico, monopolistico. Monotono. Viva le arti mancanti. Le arti fantasma che, come l’arto amputato, fanno sentire al resto del corpo vivente la loro perdurante e perturbante presenza.
"Importante: Con questa corrispondenza consideriamo chiusa la collaborazione di Domenico Di Caterino. Riteniamo che a distanza di un anno la sua rubrica, dopo un inizio anche divertente, si sia trasformata in una sorta di parodia boccaccesca. Circa un anno fa abbiamo invitato a collaborare Domenico Di Caterino, artista dilettante e soprattutto "disobbediente" incuriositi dalle sue esternazioni e da una sua apparente rabbia da black bloc nei confronti del sistema dell'arte. Purtroppo la rabbia del disobbediente Di Caterino si è rivelata solo un'attitudine al protagonismo da Rione Sanità che Flash Art non può avallare. Dunque sospendiamo la sua rubrica, diciamo per manifesta inconsistenza, augurandoci di riprenderla quando il nostro interlocutore avrà dato sfogo ai suoi giochi autoerotici ed avrà veramente qualcosa di più trasgressivo da comunicare". Giancarlo Politi, da Flash Art di Dicembre Gennaio, pagina 57.
"Rivendico l'abbandono delle mie opere nei vicoli del centro storico di Napoli per denunciare la condizione di artista scartato di produzione" Mimmo, da "Il Napoli", 30-12-06, p.11
L'arte è un processo comunicativo socialmente condiviso, non una imposizione privata per mezzo di museali metropolitane obbligatorie". Mimmo artista scartato, da "Il Napoli", 31-12-2006, P.11
Da "Il Napoli" del 2-1-2007, p.11 "Esiste uno spazio veramente pubblico per la libera ricerca artistica contemporanea a Napoli? Speriamo nel 2007". Mimmo, un artista dilettante.
Con quale criterio vengono selezionati gli artisti che approdano in spazi espositivi pubblici come il Pan? Praticamente è uno spazio privato?"
Mimmo il candido, da "Il Napoli" del 5-1-7, p.11
Domenico Di Caterino Acrostico Dinamica Onda Muove Espandendosi Nell’ Impeto Creativo Origina
Decisi Idiomi
Colorati Avvitando Tratti Esemplari Raccolti In Nodi Onirici
Nunzia Cosenza.
UN PITTORE DISOBBEDIENTE- in mostra le opere di Domenico Di Caterino. S'intitola provocatoriamente Fuori galera/ria la personale di Domenico Di Caterino (in arte Mario Pisci a Forasa) che sarà inaugurata stasera presso il Laboratorio di via dei Pisani: il percorso espositivo esemplifica il lavoro dell'eclettico, dilettante e disobbediente pittore partenopeo. Ingresso libero. (da Il giornale di Sardegna del 15-2-2007, p.45).
Da "Flash Art" di Febbraio Marzo:
ARTISTA PER CUCCARE? "....questo narcisista leader disubbidiente, no global e precario (non precario come no global ma come docente) che per “cuccare” cerca di fare l’artista? Cara Claudia, sono passati i tempi in cui si mostravano la collezione di farfalle o di figurine per impressionare le sartine o le compagne di classe.
Ora per portare a letto una ragazza meglio dipingere alla Di Caterino (guardare per credere). ......se vuoi leggere le esternazioni logorroiche del tuo DiCaterino basta cliccare sui portali pseudopolitici o periferici dell’arte: ne sono pieni. O farsi inviare da lui, che vive solo per questo, le sue esternazioni quotidiane.
Allorché il tuo Di Caterino aveva la sua rubrica su Flash Art sai quante lettere ci inviava per
ogni numero? Almeno dieci, unitamente ad altrettente sue foto personali, sexy, abbronzato,
scamiciato. Precario, disubbidiente e no global sì, ma narcisista pure. Giancarlo Politi |
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DIRITTO AL SUCCESSO? ........ dilettante è colui che si diletta di una cosa ma anche
colui che non riesce, suo malgrado a superare i limiti formali del diletto. E il tuo Di Caterino è uno di questi. Ma se io rispetto i dilettanti, perché si realizzano entro i propri limiti e le proprie aspirazioni, il nostro Di Caterino, pur essendo totalmente incapace,
pretende come diritto di entrare nel sistema dell’arte, di esporre, di vendere, di avere visibilità,
senza avere alcuna qualità, senza d over superare filtri selettivi. Ritiene debba essere un suo diritto partecipare alle grandi mostre nazionali e internazionali, solo per il fatto che dipinge e produce opere come quella pubblicata.
Ritiene che qualsiasi dilettante, come o peggio di lui, abbia diritto alla visibilità e al successo. Reclama e proclama di voler attuare la democrazia in arte, dove tutti debbano essere invitati alla
Biennale di Venezia nello stesso modo in cui è diventato insegnante (anche se precario) senza
avere alcun merito. Ma io vorrei sapere in quale scuola insegna arte questo Domenico Di Caterino.
Chi ne è a conoscenza potrebbe segnalarmelo? Vorrei parlare con il Direttore e c hiedergli quali sono i meccanismi e gli eventuali esami che permettono a una persona senza alcuna
preparazione o qualità, ma ricca solo di presunzione e di arroganza pericolosa, di diventare docenti di arte o di qualsiasi altra cosa. Sono tutti così i precari? Cosa può insegnare (a meno che non sia
docente di educazione fisica) questo Di Caterino? Quanti Di Caterino insegnano nelle scuole italiane?
Chissà quanta scuola italiana, senza alcuna selezione qualitativa, è nelle mani di questi
“disobbedienti” senza qualità? Qualcuno potrebbe dirmelo?
Grazie
Giancarlo Politi | "Alle ore undici di Venerdi santo, gli artisti scartati di produzione invocheranno Santa Barbara a P.zza Bellini a Napoli. Artista dilettante". da "Il Napoli" del 6-4-2007, p.11
"Chi è l'autore dell'opera abbandonata a P.zza Bellini? Niente da invidiare ad i migliori pezzi di Francesco Clemente, mi chiedo la quotazione...." Mimmone, da "Il Napoli" del 7-4-2007, p.11 |